Fonte: Gazzetta dello Sport
Capolavoro E invece è proprioqui che nasce il Napoli, figlio di una città che non si arrende alle emergenze, trascinato dai suoi eroi migliori. L’infinito Lavezzi pareggia con un arcobaleno (38’), Cavani spinge in rete il 2-1 con la spalla «de Dios». Nella ripresa il Napoli si gonfia ancora e gonfia il risultato con un’altra collaborazione della premiata ditta Cavani-Lavezzi (20’). Non avesse sbagliato due gol fatti, la trasferta a Londra sarebbe una vacanza da studenti, ma va strabene così. L’approdo tra le migliori otto d’Europa oggi è più una pratica che un sogno. Cavani e Lavezzi, ma anche Aronica e Gargano: il capolavoro di una squadra che si è dimostrata degna di un palcoscenico che, all’inizio, ha sofferto.
Che Pocho Stupenda la coreografia dello stadio, palpabile l’attesa di un popolo intero che da giorni cova l’impresa: emozioni che possono piombare le gambe. Solo quelle di Lavezzi appaiono subito sciolte. Ed è una gran bella notizia: il Pocho c’è. Preferibilmente largo a sinistra, ma anche pronto a tagliare il campo, comunque sempre reattivo, vivo, imprendibile. Chi fatica di più è Hamsik, che non riesce a trovare posizione e tempi per graffiare. Il Napoli, anche per opportuna prudenza, non riesce ad alzare i ritmi, a scatenare gli esterni, ma costringe Cech a due prodezze vere su Cavani (10’) e Maggio (19’). Il Chelsea non ricambia, ma occhio...
Cinico Chelsea Non è soltanto la squadra derelitta di Premier, con un allenatore in bilico, un capitano rotto (Terry) e un altro in panca (Lampard). È anche un club che nelle ultima quattro edizioni ha bivaccato in Champions dagli ottavi in su (una finale compresa). Significa che è abituata a respirare questa aria. Ha l’esperienza per compensare i limiti. Infatti il Chelsea sta in campo solido e appena vede un centimetro di pelle scoperta ferisce il Napoli. Villas Boas cerca il lancio lungo e immediato, anche con Cech, per consentire al suo tridente di giocare uno contro uno. Con palla manovrata, allarga Sturridge, chiede sponde a Drogba e a Mata di muoversi in orizzontale. È così che nasce il gol sull’errore di Cannavaro, il figlio della terra tradito da una zolla. Ma qui, nel momento peggiore, nasce il Napoli migliore. Anche se a queste altezze non ha mai bivaccato e potrebbe perdere la testa per mancanza di ossigeno, pompa il suo cuore enorme e scrive la favola che cercava. Lavezzi prende per mano la squadra e la porta fuori dal buio con un destro a giro. È la scossa che rianima il San Paolo e libera le gambe del Napoli. Al contrario il Chelsea, che aveva intonacato le sue paure con il vantaggio di Mata, vede riaffiorare tutte le crepe psicologiche di una stagione disgraziata. Oltre a quelle tecniche: difesa di burro e fatica crescente in mediana. Il gol in pieno recupero di Cavani, già carnefice del City, timbra il meritato sorpasso
Storia Il Chelsea raschia ciò che gli è rimasto nell’anima all’inizio del secondo tempo, spinge, ma non può evitare al Napoli di mettersi a corre negli spazi che ama. Il gol che Lavezzi si mangia al 10’ ha il sapore amaro del match-point sprecato. Ma l’immenso Pocho serve lo zuccherino al 20’ su palla rubata da Cavani: è il 3-1 che infiamma il San Paolo. A Villas Boas non basta buttare dentro la classe e la potenza di Lampard ed Essien per raddrizzare la notte. La miccia della sua panchina si è ulteriormente accorciata. Se non salterà prima, a Londra dovrà cercare di fare due gol a questo Napoli e impedire a Cavani e a Lavezzi di correre allegramente verso Cech. Impresa non facile, grazie a Dio. Napoli canta, il suo capitano sorride. Alla fine la storia ha sgambettato la cronaca.


